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    Il culto per la Madonna di Loreto

  • Il culto per la Madonna di Loreto si può far risalire storicamente al medioevo. Secondo una leggenda, l’affresco della Madonna con Bambino sarebbe stato trovato da un pastore abruzzese di nome Loreto in una siepe. Egli diffuse la notizia tra gli abitanti del Casale (si chiamava allora ‘Casale’ Trinitapoli) e allora la Vergine fu venerata come patrona.
     
    Loreto ne fu il custode e ogni giorno, dopo il lavoro, andava a chiedere l’olio per mantenere sempre accesa la lampada. Lo chiamavano “Romito della Madonna” che, in omaggio alle sue cure, divenne per i Casalini la Madonna di Loreto.
     
    Probabilmente fu una mano popolare a disegnare l'immagine della Vergine, rifacendosi a schemi iconografici bizantini nei secoli XII-XIII. Nel tempo l'immagine ha subito più volte dei restauri, perdendo così la forma originaria. In quella attuale presenta caratteristiche tipiche del Quattrocento. 
     
    Una volta edificata la Cappella, questa attirò tanti devoti, divenendo il santuario del Casale. Furono poi i Cavalieri di Malta a prendersi cura non solo della Chiesa della Trinità, ora Chiesa di Sant’Anna, anche della piccola Cappella di Loreto. 
     
    La statua della Madonna di Loreto fu commissionata ad uno scultore della numerosa famiglia Brudaglio, che dovette “avere ad Andria una vera Bottega di sculture lignee per oltre mezzo secolo”, da cui ebbe origine una produzione copiosa e sparsa, stando alle ricerche finora pubblicate, in Terra di Bari e in Capitanata.
     
    Maurantonio Vincitorio riporta Domenico Brudaglio come autore della scultura. Certo è che le analogie nel panneggio e nella caratterizzazione del volto di questa statua con quella della Madonna della Purificazione di Molfetta (tuttora presente nel Duomo vecchio, nella cappella di S. Giuliano), inducono a pensare allo scultore Nicola Antonio Brudaglio, autore di quest’ultima, capostipite della stessa famiglia. Alla luce degli elementi stilistici, gli studiosi oggi riportano la scultura lignea a fine Settecento-inizi Ottocento, e non al 1712 come raccontato dal Vincitorio: sarà stato operoso in quel periodo Domenico Brudaglio, un figlio o un nipote del capostipite Nicola Antonio.
     
    La scultura oggi dopo il restauro ci appare nei colori pastello originali, dipinti a tempera dall’artista, nella ritrovata plasticità del modellato, nelle frange intagliate e argentate dei bordi delle vesti del legno scolpito, dorato; i volti della Madonna e del Bambino hanno riacquistato nei tratti la luminosità e la dolcezza di un tempo.   
     
     
    Questa scultura policroma è composta in due parti: quella superiore e quella inferiore, con l’incastro di tenuta delle gambe, poi ripristinato, che si unisce al corpo centrale attraverso un disco forato. Il legno originale della statua si presume essere di pero, quello della base, invece, di noce nostrano, è datata nella parte interna 1984. La scultura aveva subito incendi, saccheggi, manomissioni e riadattamenti. Dopo una pulitura chimica, al termine della rimozione di 6 strati di ridipinture, la statua è apparsa con i suoi colori originali. Prima del mio intervento, i parziali restauri eseguiti nel corso del 1900 non avevano fermato il degrado causato dall’attacco degli insetti xilofagi che man mano avevano compromesso la staticità dell’intera struttura lignea, fino ad asportarne completamente una parte significativa, quella del retro. Il massimo degrado del supporto ligneo ha reso necessari gli interventi di disinfestazione, di consolidamento e di falegnameria. La statua della Madonna di Loreto è collocata in una teca del Santuario a Lei dedicato. Il quindici agosto di ogni anno, per la festa patronale, viene portata in processione per le strade del paese, affinché gli abitanti, gli emigrati tornati per l’occasione e i turisti possano ammirarla.
     
    Daniela Elia