Esplora

    La terra che affascinò Federico II

  • È questa la terra che affascinò Federico II allorché dal suo “castello”, nell’omonima contrada alla periferia di Trinitapoli, volgeva lo sguardo verso il promontorio del Gargano o verso il suo Castel del Monte: davanti ai suoi occhi l’universo degli uccelli che popolavano l’allora laguna di Salpi.
     

    Ha ragione Marcel Proust ad affermare che il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi: e cioè uno sguardo nutrito dalla storia di un territorio, che così ti può aprire lo scrigno dei suoi tesori.

     

    E la storia ci racconta dell’amore di Federico II per questa terra, che fu uno dei loca solatiorum, luoghi cioè di piacere, dove l’imperatore trascorreva periodi di riposo, dedicandosi soprattutto alla caccia.

     

    Il toponimo “castello” tramanda il ricordo del palatium federiciano, un castello per la caccia costruito in territorio di Salpi, ma lontano dalla città: era questa una scelta strategica costante, finalizzata a meglio controllare la popolazione cittadina ed evitare l’assedio in caso di rivolta.  

     

    Della foresta di Salpi, una delle principali del Regno, Federico II si era ritagliata una defensa, cioè un’area destinata a propria riserva di caccia, sorvegliata dai foresterii equites, le guardie forestali del tempo.

     

    Nel castello salpitano il sovrano svevo allevava e addestrava i falconi da caccia, divenuti famosi in tutto il regno. Per poter praticare l’arte della caccia con tali predatori il “Gran Falconiere” impegnò notevoli capitali non solo per procurarsi i migliori rapaci, ma anche per mantenere falconieri in grado di allevare, addestrare e curare i falconi, nonché per costruire dimore per gli uni e per gli altri, e per sé residenze di caccia e relative riserve soprattutto nelle zone umide della Capitanata.

     

    A Federico II, che ci piace considerare il primo birdwatcher della storia, dobbiamo il De arte venandi cum avibus (Sull’arte di cacciare con gli uccelli), un importante trattato di falconeria, frutto anche di quanto osservato e sperimentato nella sua residenza salpitana. Tra le immagini miniate, che accompagnano il testo scritto, molto belle sono quelle dedicate al volo degli uccelli, che colpiscono per la loro immediatezza. Così come colpisce l’eleganza dei fenicotteri che oggi sfrecciano nel cielo di quella terra un tempo tanto cara a Federico II.

     

    Pietro di Biase